21 Mar 2019

CYCLOLENTI: UN VIAGGIO DURATO TRE ANNI E TRE MESI

Un viaggio lungo tre anni e tre mesi.
Un viaggio durante il quale Marco e Tiphaine hanno attraversato trentatre Paesi percorrendo 25.000 km in bicicletta e 6.000 miglia di navigazione.
Il numero degli sguardi incrociati, dei sorrisi ricevuti e donati sono impossibili da trascrivere in cifre.
Ho conosciuto Marco e Tiphaine nel Settembre del 2017, erano tornati da poco in Italia. Il loro racconto di viaggio mi ha entusiasmato, incuriosito, travolto. Tutti gli sguardi e i sorrisi che avevano incontrato durante il loro viaggio erano lì davanti a me. Le loro parole, i loro occhi emozionavano e facevano viaggiare semplicemente ascoltandoli.
Il loro giro del mondo in bicicletta è un’esperienza dalla quale tutti possiamo trarre ispirazione.

Oggi sono onorata di ospitare i CycloLenti sul mio blog e condividere con voi la loro storia.

Ciao Marco e Tiphaine, ci raccontate com’è nata l’idea di “mollare” tutto e partire in bicicletta?

Partire in bicicletta è stata la soluzione che ha incarnato le cose che più volevamo: viaggiare e dipendere meno dai soldi. Il lavoro, la carriera, inseguire ideali non nostri…ben presto ci siamo resi conto che non ci riconoscevamo più in ciò che facevamo. Pensieri e azioni erano completamente disallineati e così abbiamo provato ad ascoltarci. Da qui nasce CycloLenti, un viaggio in giro per il mondo in bicicletta, alla scoperta di stili di vita sostenibili, in cui l’unica regola è ascoltarsi.

Siete partiti dalla Costa Atlantica francese senza un biglietto di ritorno. Avevate un programma di viaggio oppure avete seguito il vostro cuore?

Il biglietto di sola andata era sicuramente quello delle nostre gambe che hanno dovuto aspettare qualche anno e raggiungere l’Indonesia prima di iniziare a pedalare in direzione di casa. L’itinerario è nato un po’ per caso. La nostra direttrice era l’Est, ma ad esempio visto che volevamo vedere anche il Portogallo all’inizio abbiamo fatto una piccola deviazione di otto mesi in Europa prima di imbarcarci verso Paesi a noi completamente sconosciuti. L’itinerario lo facevamo giorno per giorno cercando di pianificare il meno possibile in modo da rimanere sempre aperti a tutte le possibilità che ci si presentavano lungo il percorso.

Che sia la partenza per un lungo viaggio o semplicemente per un weekend il dilemma è sempre lo stesso: cosa mettere in valigia. Voi cosa avete messo nelle vostre?

C’è qualcuno che diceva che le valige contengono tutte le nostre paure e difatti, soprattutto all’inizio, le nostre erano belle piene. Sulle bici, grazie ai portapacchi, possiamo trasportare quattro sacche più quella manubrio. In una avevamo i vestiti inverno ed estate, in un’altra la nostra casa (tenda, sacco a pelo e materassino), nella terza la nostra cucina e nella quarta pezzi di ricambio e medicinali in caso di emergenza. Più sei leggero e più accoglierai le opportunità del viaggio e più il viaggio diventa interessante, questo l’abbiamo imparato strada facendo.

Possiamo definire la vostra una “vacanza a rallentatore” il cui ritmo è dipeso dalla forza delle vostre gambe. Avete attraversato trentatre paesi. Questo vuol dire che avete incontrato culture, lingue, tradizioni diverse. La fase di conoscenza e ambientamento è stata altrettanto lenta oppure ha dovuto seguire un ritmo differente e più “accelerato”?

La fortuna di aver scelto la bici come mezzo di trasporto è stato fondamentale. La lentezza, infatti, ci ha permesso di affrontare tutto gradualmente. Il paesaggio, la cultura dei popoli, insieme alle loro usanze, modi di fare, cibo e credenze, cambiavano poco a poco. I volti stessi delle persone subivano cambiamenti pian piano con il nostro avanzare. Il viso dai caratteri mediterranei ed arabi in Turchia, diventano più biondi in Georgia man mano che ci si avvicina alla Russia, in Kazakhistan e in tutta l’Asia Centrale occhi chiari e quasi a mandorla con capelli scuri incarnano l’occidente e l’oriente che si mescolano. In meno che non si dica ti ritrovi con il classico volto del sud est asiatico e non te ne sei neanche accorto.

Durante il viaggio, oltre alle vostre biciclette, avete utilizzato altri mezzi di trasporto: il treno e la barca. Come funziona il “barca stop”?

Camion, auto, treni, barche e navi. Oltre alla bici ci è capitato di ricorrere a passaggi con altri mezzi. Oltre all’auto e al camion stop, di sicuro quello più originale è stato il barca stop. I capitani hanno sempre bisogno di una mano a bordo, anche se sei principiante. Ci sono vari modi per farlo. Si può andare nei porti turistici e chiedere in giro. Così è stato per il nostro primo passaggio in barca a vela dalla Spagna alla Sardegna. In cambio abbiamo dato una mano per una settimana ai lavori di manutenzione. In alternativa esistono vari siti internet come il BlaBlaCar con il carsharing, Findacrew  e Crewbay i più famosi, ma per le barche. I capitani mettono gli annunci e tu puoi contattarli. Arrivati in Indonesia dopo due anni e mezzo di viaggio non volevamo prendere l’aereo e così abbiamo cercato soluzioni via mare. Un veliero australiano in direzione Ovest è stato al caso nostro. Attaccate le bici sul tetto del cockpit ci siamo imbarcati per quattro mesi attraversando i mari dall’Indonesia fino all’Oman, con una pausa di un mese e mezzo alle Maldive, non male!

Il vostro viaggio è durato tre anni e tre mesi, impossibile pensare che sia stato tutto “rose e fiori”. Ci saranno stati sicuramente momenti difficili o di sconforto. Come li avete affrontati? Quanto ha pesato il fatto di essere lontani migliaia di chilometri da casa? Vi siete mai sentiti “soli”?

Una tempesta di sabbia di quattro giorni in Oman, rompersi la testa e la spalla in mezzo alle montagne tagike, governare la barca da soli in mezzo all’oceano per via del capitano fuori uso, scamparsela da qualche attacco pirata in acque indiane, mangiare polvere nelle steppe kazake…non è sempre tutto "rose e fiori" e i momenti difficili non sono mancati. Abbiamo imparato che la differenza è nell’approccio. Situazioni che apparentemente possono sembrare complesse, diventano facilmente superabili e perfino divertenti se le si affronta con il giusto spirito.

Di tutti i Paesi attraversati, quale vi è rimasto nel cuore?

L’Asia Centrale è stata una versa scoperta per entrambi. Distese sconfinate, natura preponderante accompagnata dalla simpatia dei popoli hanno reso il Kazakistan,  l’Uzbekistan, il Tagikistan e il Kyrghistan una piacevolissima sorpresa. Nel sud est asiatico la Birmania ci ha colpito in quanto Paese ancora vergine al turismo e nei Paesi del medio oriente l’Oman e soprattutto l’Iran numero uno per l’accoglienza e il fascino della loro cultura. A sentir i nomi sono tutti luoghi che richiamano pericolo, instabilità politica e povertà. Nella realtà ci siamo sentiti sicuri e accolti molto di più che in Europa. Andare per credere!

E in quale invece non vorreste ritornare? A messo che ce ne sia uno da “dimenticare”…

Gli Emirati Arabi e Baku la capitale dell’Azerbaigian non sono stati i miglior posti bike friendly. Ma diciamo piuttosto che non abbiamo un debole per le grandi città e pedalare tra tutte quelle macchine non è un gran bel piacere.

Quanto costa un viaggio di questo tipo? Dove avete dormito, cosa e dove avete mangiato?

Diciamo sempre che la prima casa che abbiamo comprato insieme è stata la nostra tenda. Ci ha fatto da tetto per tutto il viaggio permettendoci di dormire gratuitamente ovunque. Idem il fornellino, con 80 centesimi di benzina potevamo cucinare 10-15 volte, e così abbiamo evitato i ristoranti, infine la bici e i passaggi ci hanno permesso di muoverci senza spendere nulla o quasi. In questo modo ci siamo potuti permettere di viaggiare tre anni e tre mesi con i nostri piccoli risparmi. € 5,00 al giorno a persona è stato il nostro budget, esattamente quanto spende al giorno un fumatore medio per un pacchetto di sigarette. Credo sia alla portata di tutti.

Avete già in mente il prossimo viaggio o per il momento vi concedete una “sosta” per metterete in pratica quello che avete imparato da questa esperienza?

Dopo così tanto tempo di nomadismo sentiamo adesso l’esigenza di goderci il restare fermi in un posto. In più con tutte le cose che abbiamo visto ed imparato durante il viaggio non vediamo l’ora di trovare un pezzettino di terra e provare a metterle in pratica. Sentiamo la necessità di ritornare alla terra e ai valori veri e genuini, come quello di mangiare un pomodoro del proprio orto, usare le proprie mani per costruire la una casa e cercare di vivere nella maniera più sostenibile per l’uomo stesso e la natura. A tal scopo ci siamo trasferiti in Sardegna e se c’è qualcuno all’ascolto che condivide le stesse idee si faccia pure avanti.

Letto 1132 volte Ultima modifica il Martedì, 29 Dicembre 2020 15:44
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