04 Ott 2020

PROFUMI E SAPORI AFRICANI: COSA SI MANGIA IN CONGO?

 
Una delle domande più frequenti è: "Cosa si mangia in Congo?". 
 
Perché è risaputo, per noi italiani il cibo non è solo una necessità, ma un vero e proprio rito.

Prima di parlarvi del piatto tipico congolese una cosa che mi ha colpito qui in Congo è che colazione, pranzo e cena non hanno un orario prestabilito. Si mangia quando si ha fame e soprattutto quando c'è qualcosa da mettere sotto i denti, quindi non ci può essere un orario. Si mangia, nella maggior parte dei casi, solo una volta al giorno e potrebbe essere alle dieci di mattina come alle tre del pomeriggio, oppure notte fonda. 
 
In casa o per strada ci sarà sempre una donna che cucina. 
 
La mattina alle sette, lungo il tragitto che percorro per andare a scuola incontro donne che arrostiscono le brochettes (spiedini) di pollo o friggono i beignets, e lo fanno per tutto il giorno. Ho scattato e postato decine di foto, ma ciò chè più avrei voluto fare è "catturare" gli odori e i sapori. Il profumo del cibo che viene cotto per strada si mescola a quello della natura e della terra. Le temperature alte e l'elevato tasso di umidità rende questi odori ancora più intensi. Trovare le parole per descrivere queste sensazioni è quasi impossibile, ognuno di noi dovrebbe viverle.

Ma, qual è il piatto tipico congolese? 

Il piatto tipico congolese è il saka saka. Sebbene ci siano numerose varianti del piatto, per preparare il vero saka saka si utilizzano le foglie di manioca pestate (le donne utilizzano il mortaio), olio di palma, cipolle, aglio, pesce, melanzane, zucchine (o cetrioli), pili-pili (peperoncino intero e non tritato!).
 
Saka saka pianta Pointe Noire Congo
La cottura del dura dalle tre alle quattro ore e a fine cottura il piatto ha una consistenza densa. Il saka saka viene servito con banane fritte, riso, manioca e pesce fritto.  

Il mio consiglio? 

Il vero saka saka a Pointe-Noire lo mangiate nelle case delle famiglie congolesi. Il vero saka saka l'ho mangiato a casa di Joyce. Durante una delle nostre lezioni di cultura congolese Joyce mi chiese "Hai mai assaggiato il saka saka?" La mia risposta fu "Non ancora, non mi fido dei ristoranti, un piatto tipico va mangiato da chi quel piatto lo cucina con l'amore della tradizione". Joyce sorpreso dalla mia risposta mi disse "Mia mamma lo cucina benissimo. Se ti invito verresti a casa mia?". I miei occhi si illuminarono di gioia ed emozione...avevo ricevuto un invito a casa di Joyce. "Non posso che esserne onorata" risposi. 
 
Mentre tutti mi prendevano per pazza, io non vedevo l'ora che arrivasse quel sabato mattina.
Joyce venne a prendermi e in taxi raggiungemmo la sua casa. Era Marzo e decisi di indossare una gonna e un turbante in tessuto Wax stampato in occasione dell'8 Marzo che le donne africane indossano con orgoglio.
 
Tessuto wax pagne 8 marzo Pointe Noire Congo
Quando arrivammo, i suoi genitori mi aspettavano sulla porta.
 
Suo papà, Christophe, mi diede una stretta di mano, mi abbracciò e mi disse "È la prima volta che un bianco entra a casa mia, è un vero onore per noi averti qui". Questa frase mi arrivò dritta dritta al cuore. Voleva dire che i "bianchi" nelle case dei "neri" difficilmente ci vanno. Voleva dire che quella linea di confine tra "bianchi" e "neri" esiste ancora, ma io l'avevo oltrepassata a piè pari ed ero andata oltre. Non solo ero entrata a casa di Joyce, ma avrei assistito alla cottura del saka saka e poi avrei preso posto a tavola, insieme a loro. 
 
La mamma di Joyce, Victorine, è una donna minuta e con gli occhi sortidenti. Parla piano, la sua voce è di una dolcezza assoluta. Mi ha accolta come una figlia. 

Come si cucina il saka saka?

Al mio arrivo, Victorine aveva già finito di pestare le foglie. Ha messo tre pietre per terra, un po' di carbone e ha acceso il fuoco. Dopo aver posizionato la pentola ha aggiunto l'acqua e ha iniziato la cottura del saka saka. Nel frattempo ha pelato melanzane, cipolle, aglio e cetrioli. Su un altro fornello ha lessato il pesce. Mentre le foglie cuocevano ha aggiunto un ingrediente per volta e, a cottura quasi ultimata, ha incorporato la polpa del pesce, l'olio e il peperoncino.
 
Poi, Victorine ha fatto una doccia, indossato un pagne e ci ha fatto accomodare a tavola. In una bacinella di metallo ha messo acqua calda e con un asciugamano appeso al braccio ha fatto il giro del tavolo. Uno per volta ci siamo lavati le mani e abbiamo dato inizio al nostro primo pranzo insieme.
 
Sono quasi due anni che vivo in Congo e quel pranzo a casa di Joyce è sato il primo di una lunga serie.

Viaggiare è conoscere.
Viaggiare è oltrepassare i confini geografici e mentali.
Viaggiare è aprirsi al mondo.

Letto 1585 volte Ultima modifica il Domenica, 04 Ottobre 2020 09:24
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Un giorno Alice arrivò al bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero. “Che strada devo prendere?” chiese. La risposta fu una domanda: “Dove vuoi andare?”

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